Breve post per raccontare una delle più grandi (secondo me) tragedie del nuovo secolo in Italia. Di che sto parlando? Del G8 di Genova. Niente polemica per favore, è un argomento controverso e difficile da spiegare per vari motivi. Innanzitutto vi sono coinvolte in prima persona le autorità e i rappresentanti delle istituzioni. Come l’ex ministro degli interni Scajola. Ma chi di voi non ha mai sentito parlare del G8 di Genova? Il G8 è un submit dove si incontrano le 8 nazioni più “importanti” del mondo (per farla breve). Genova è stata scelta dal governo come luogo di incontro dei presidenti delle 8 nazioni, ma in molti credevano, e non lo nascondevano, che Genova, ricca di vicoli, viuzze e stradine, non fosse adatta per la sicurezza. Questo in primis. Poi da tutto il mondo vennero i contestatori, i famosi No-Global, contro la globalizzazione, altrimenti detti “Popolo di Seattle”.
Molti di loro manifestano in modo pacifico ma altri tentano di compiere degli attentati, i famosi “Balck Block”. La polizia era addestrata e in formazione per intervenire in questi casi, anche in lotte contro i manifestantil, come si vede tutt’ora oggi. Dall’alto giunsero ordini troppo “potenti” e la situazione degenerò. Centinaia di persone furono picchiate, malmentate, maltrattate, con colpi di manganelli, scudi, e un ragazzo morì anche, ucciso da un colpo di pistola di un agente, e poi investito 2 volte dal fuori strada della polizia, prima in retro e poi marcia normale. Non l’ha fatto apposta vero? Centinaia di ragazzi, anche esteri, finirono sui giornali e sulle TV di tutto il mondo per i segni e le ferite che riportavano sul loro corpo. Spaventoso. Il fatto che mi da più ribrezzo però è l’assalto alla scuola Diaz. Una scuola destinata dal comune per farvici dormire i manifestanti. La polizia (con la scusa dei black block) fece irruzione e malmenò tutti i presenti, ancora chiusi nei sacchi a pelo, riducendoli un mare di sangue. Erano solo dei ragazzi. Non avevano un sasso, una fionda…niente. Non esprimo giudizi ma potete ben immaginare come la penso.
Ecco ora un intervista della Repubblica, ad un giovane giornalista inglese, che venne picchiato earrestato dalla polizia, solo perchè parlava inglese, e inglese era sinonimo di balck block. Per fortuna sono in corso processi contro la polizia. Un mese fa uno dei protagonisti in parte civile, il ragazzo famoso per avere un occhio grande come un pallone, ha avuto 30′000 € di risarcimento dal questore che, con l’aiuto di una squadra di polizia, aveva pestato senza motivo il giovane. Aspettiamo i restanti colpevoli
P.S: li vogliamo in prigione
“Ho finto di essere morto
continuavano a picchiarmi”
Un polmone bucato, qualche costola in frantumi, un paio di denti in meno. Gli mancano un mucchio di pezzi a Mark Covell, 33 anni giornalista inglese, ma non il tradizionale “humour” della sua terra. Oggi può scherzare ma l’incubo iniziato sabato notte è finito solo mercoledì mattina, quando l’avvocato Filippo Guiglia gli ha comunicato che il suo arresto non era stato convalidato. Del resto sarebbe stato strano, visto che Mark a Genova non ha partecipato a nessuna manifestazione. Racconta questo ed altro dalla sua stanza del reparto di chirurgia toracica dell’ospedale San Martino. Gli hanno diagnosticato un pneumotorace, ma di nascosto dalle infermiere si fuma una sigaretta. D’altra parte, a uno che i carabinieri che hanno preso a calci credevano morto, un po’ di catrame nei polmoni non fa più paura.
A lui, come a decine di altre persone di quel sabato cileno una sola domanda: che cos’è successo? “E’ successo che sono diventato un ‘human football’, un pallone umano - risponde -. Ero in mezzo alla strada, proprio davanti al cancello della scuola Diaz, quando sono arrivate le camionette. E ci sono rimasto intrappolato mentre i carabinieri chiudevano i due lati della via. Quando ho visto un gruppo venirmi addosso, ho mostrato la tessera da giornalista (è l’inviato di Indimedia uk., un network on line di informazione alternativa con diverse edizioni,
compresa quella italiana, tra i più seguiti, ndr). Mi hanno colpito subito con i manganelli. Poi uno con lo scudo mi ha schiacciato contro il muro e l’altro mi ha riempito di botte ai fianchi”. E’ solo l’inizio del racconto che ieri pomeriggio Covell ha ripetuto in diretta ai microfoni della Bbc. “Mi dicevano in inglese - continua - ‘you are blackblock, we kill blackblock’ (tu sei un black e noi ti uccidiamo). A quel punto sono caduto mezzo svenuto e ho visto che il furgone stava sfondando il cancello della scuola. Ero a terra e loro continuavano a prendermi a calci. Correvano da una parte e mi mollavano un calcio. E’ lì che sono diventato un pallone”.
Sky, questo è il suo soprannome, tira il fiato e aggiusta il tubicino del drenaggio. Il sangue esce dal polmone e cola in un boccione. “Pensavo che sarei morto e così ho fatto finta di esserlo - prosegue il giornalista -. Un carabiniere è venuto a sentirmi la vena del collo e poi altri due mi hanno trascinato dentro la scuola, con gli altri. Menavano ancora. Mi ha salvato un medico o un infermiere, tra i primi arrivati che ha detto basta, basta e allora tutto è finito. Devo ringraziare quel dottore, anzi lui e altri due del pronto soccorso”.
Perché? “Perché ricordo - dice Mark Covell - che ero lì sulla barella e la polizia voleva portarmi all’infermeria militare (alla caserma di Bolzaneto, ndr). Ma due dottori si sono opposti, uno in particolare, Paolo, e lo ringrazio davvero, forse sarei morto”.
Dopo? “Dopo niente - risponde il reporter britannico -. Sono svenuto, credo, e mi sono svegliato il mattino. E sono stati altri tre giorni duri. Stavo male e non mi facevano vedere nessuno. Ho incontrato solo il console (Alan Reuter, console generale di Milano, ndr)”. La liberazione è arrivata mercoledì mattina. Il giudice e l’avvocato stavano per iniziare l’interrogatorio di convalida dell’arresto quando è arrivato un fax dal tribunale. Un altro giudice aveva già deciso di non convalidare l’arresto (ancor prima dell’interrogatorio) e Mark Covell è tornato ad essere un cittadino libero, ferito, ma combattivo.
“Ho detto al console che farò denuncia - spiega - perché non è possibile che una cosa del genere accada in un paese che si dice democratico. Come hanno potuto accusarmi di essere un Black Bloc. Io non ho nemmeno visto una manifestazione. Sono stato sempre chiuso al terzo piano della scuola, dove c’era il News Dispatch. Da lì aggiornavo il nostro sito con le notizie che arrivavano dalle piazze e dalle strade. Non pensavo andasse a finire così”.
Ancora una triste pagina della storia italiana…e ora abbiamo di nuovo quella gente al potere…bene