Sul tetto del mondo

27 Aprile, 2008

Per qualche strana e simpatica coincidenza, ho trascorso il ponte del 25 Aprile proprio in Germania. Ma non fate stupide critiche perchè sprechereste parole e fiato, e soprattutto, avreste torto. Il viaggio è stato piuttosto lungo, partito alle sette da Torino, fatto soste in Svizzera, Austria, Germania, e arrivato nella capitale della Baviera, Monaco, alle 6 del pomeriggio. Il primo impatto è stato a dir poco sbalorditivo, poichè mai mi sarei aspettato questo genere di città. Essendo la capitale di uno stato della Germania, ma non la capitale della Federazione, non mi sarei mai aspettato la città che mi si è parata davanti, paragonabile alle altre grandi città moderne europee come Londra, Parigi, Berlino… Una città modernissima e tecnologica ricca di grattacieli ma anche abitazioni in stile classico europeo, ordinate ed eleganti. La prima cosa che mi ha colpito è stata dunque l’edilizia. Oltre alle decine di grattacieli, spettacolari, quello che mi ha colpito sono state le abitazioni: in periferia, se possiamo definire così  questi quartieri talmente belli e curati, le case non avevano niente a che fare con quelle delle nostre periferie, e quelle del centro erano molto carine e sempre curate ed ordinate. Primo punto a favore della capitale bavarese. Giunti all’Hotel Sheraton, subito abbiamo sbagliato, poichè ci sono 2 Sheraton Hotel uno di fronte all’altro. Il primo 5 stelle lusso, l’altro 4. Diretti a quello 5 (:)) siamo stati mandati a quello 4, non meno lussuoso. La cosa che mi ha colpito, oltre al personale validissimo, dotati di parlantina  inglese fantastica (l’inglese è simile al tedesco e TUTTI lo sanno parlare, anche bene) mi hanno colpito le macchine che ho visto sin da quando sono entrato in Monaco.Ecco il palazzo della BMW a Monaco, a forma di 4 cilindri. Solo Audi, Mercedes e BMW…bella roba! Oltre che Porsche e macchine sportive. Quello che però mi ha impressionato maggiormente è stato il sistema stradale e un’ altra cosa, l’ordine generale. Mi spiego meglio, le strade che giungono alla città sono solo autostrade (rigorosamente GRATIS) in alcuni tratti percorribili senza limiti. In città si trasformano in strade normali, che circondano il centro storico come degli anelli, chiamati “ring”. I ring sono cerchi concentrici, che man mano si avvicinano al centro, senza però entrarvici. Il centro è rigorosamente pedonale, le macchine, eccetto piccole viuzze, non ci possono entrare. Niente smog o casini come le targhe alterne. Altro bel punto a favore. E che dire dell’ordine? Se dovessimo paragonarlo a quello italiano….brrr…per strada, anche la strada principale del centro, (tenetevi forte) non c’è una schifezza per terra. Carte? Sigarette? Fazzoletti? Lattine e Bottigliette? Per non parlare di cacche di cane. Assolutamente niente, nonostante i molteplici turisti. Che dire? Dovremmo prendere lezione da loro! Non parliamo poi dell’educazione di tutti i tedeschi, della loro cordialità e della loro simpatia. Non parliamo degli impianti eolici intorno alla città e dei pannelli solari su ogni casa. Manca ancora una cosa: si può girare in piena notte in centro e in città senza aver paura di venire aggrediti/derubati/stuprati. Questo si commenta da solo. Non a caso loro sono sul tetto del mondo, sul podio del G8. Mica regalato. Dovremmo assolutamente imparare da loro. Mandiamo qualche politico a fare un viaggetto e imparare qualcosa. Dimenticavo una cosa, uno splendido plauso alla polizia “polizei” tedesca. Efficiente, dura, severa: come ogni polizia dovrebbe essere. I nostri non sono niente in confronto a loro. In centro un ragazzo stava bevendo una bottiglia di birra: i poliziotti, in ronda con la volante, l’hanno visto e l’hanno arrestato, senza tanti giri di parole: un divieto è un divieto. Un povero ciclista stava passando con il rosso davanti alla volante. Qui cosa gli sarebbe successo? Lì il poliziotto gli ha gridato qualcosa in tedesco e strombazzato con il clacson… ragazzi: sono su un altro pianeta. E per favore: basta pensare al nazismo.


Il vertice maledetto

22 Aprile, 2008

Il prossimo submit tra i potenti del mondo si svolgerà in Giappone, nell’isola di Hokkaido, agli inizi di Luglio, e per quanto riguarda il 2009? Spero tanto che non ritornerà in Italia perchè ci ritroveremmo con i fantasmi del 2001, un anno da dimenticare per l’Italia, condannata (a parole) e denunciata (anche questo, purtroppo, a parole) da organizzazioni come Amnesty International ma dagli stessi italiani, sopratutto quelli idealisti. Idealisti come me, che non accettano che in una manifestazione pacifica, dei ragazzini (che siano o meno Black Bloc) vengano pestati, picchiati, bastonati, e debbano sputare l’anima, litri di sangue e quant’altro. Io la penso così, voi? E’ per questo che il G8 nel ‘09 non sarà in italia…ma…aspettate un secondo..l’isola della Maddalena è in Italia? Allora mi sa che avremo di nuovo a che fare con i problemi dell’altra volta, visto che al governo, purtroppo è così, ci sono di nuovo loro. La banda “bassotti”, specializzati nell’infrangere le leggi. Eh si. Cosa ci aspettiamo dal G8 in Sardegna? Centinaia di militari, armi, manganelli, scudi e pestaggi a volontà? Spero proprio di no..magari, chissà, interverrà anche la Marina per non fare sbarcare Black Bloc sull’isola, ma spero che venga razionata un po’ meglio la violenza. Non dico che non vada usata, perchè se uno vuole farti saltare in aira il culo con una bomba io glielo farei diventare grande come una casa con il mio bel manganello prima che gli venga in mente di fare quello che vuole fare. Magari prima però informiamoci e vediamo se sono chi crediamo essi siano. E poi dopo tutto, ripeto, sono solo ragazzini, come potrei essere io tra qualche anno, non sono bestioni alti 20 metri, quindi “calm down”, calma e sangue freddo. Aspettiamoci però una nuova militarizzazione, dopo che gli americani se ne erano andati e si sperava che l’aria di guerra spirasse altrove. Certo, questo evento attirerà e punterà i riflettori sulla Sardegna e porterà possibilità di migliorare le infrastrutture e il resto, ma stiamo attenti anche ai manifestanti. E per favore, lo chiedo in ginocchio, che non succedano più cose come alla scuola Diaz o a Bolzaneto, va bene? Purtroppo i poliziotti saranno di nuovo in schieramento anti-sommossa 

  

Gli americani se ne vanno dalla costa smeralda. Con tutto il nucleare

 (Gli americani che se ne vanno dalla Sardegna)

 


“Ho finto di essere morto…continuavano a picchiarmi”

19 Aprile, 2008

Breve post per raccontare una delle più grandi (secondo me) tragedie del nuovo secolo in Italia. Di che sto parlando? Del G8 di Genova. Niente polemica per favore, è un argomento controverso e difficile da spiegare per vari motivi. Innanzitutto vi sono coinvolte in prima persona le autorità e i rappresentanti delle istituzioni. Come l’ex ministro degli interni Scajola. Ma chi di voi non ha mai sentito parlare del G8 di Genova? Il G8 è un submit dove si incontrano le 8 nazioni più “importanti” del mondo (per farla breve). Genova è stata scelta dal governo come luogo di incontro dei presidenti delle 8 nazioni, ma in molti credevano, e non lo nascondevano, che Genova, ricca di vicoli, viuzze e stradine, non fosse adatta per la sicurezza. Questo in primis. Poi da tutto il mondo vennero i contestatori, i famosi No-Global, contro la globalizzazione, altrimenti detti “Popolo di Seattle”.Guardate. E non dite che la polizia aveva ragione. Quella è solo una ragazza Molti di loro manifestano in modo pacifico ma altri tentano di compiere degli attentati, i famosi “Balck Block”. La polizia era addestrata e in formazione per intervenire in questi casi, anche in lotte contro i manifestantil, come si vede tutt’ora oggi. Dall’alto giunsero ordini troppo “potenti” e la situazione degenerò. Centinaia di persone furono picchiate, malmentate, maltrattate, con colpi di manganelli, scudi, e un ragazzo morì anche, ucciso da un colpo di pistola di un agente, e poi investito 2 volte dal fuori strada della polizia, prima in retro e poi marcia normale. Non l’ha fatto apposta vero? Centinaia di ragazzi, anche esteri, finirono sui giornali e sulle TV di tutto il mondo per i segni e le ferite che riportavano sul loro corpo. Spaventoso. Il fatto che mi da più ribrezzo però è l’assalto alla scuola Diaz. Una scuola destinata dal comune per farvici dormire i manifestanti. La polizia (con la scusa dei black block) fece irruzione e malmenò tutti i presenti, ancora chiusi nei sacchi a pelo, riducendoli un mare di sangue.  Erano solo dei ragazzi. Non avevano un sasso, una fionda…niente. Non esprimo giudizi ma potete ben immaginare come la penso.
Ecco ora un intervista della Repubblica, ad un giovane giornalista inglese, che venne picchiato earrestato dalla polizia, solo perchè parlava inglese, e inglese era sinonimo di balck block. Per fortuna sono in corso processi contro la polizia. Un mese fa uno dei protagonisti in parte civile, il ragazzo famoso per avere un occhio grande come un pallone, ha avuto 30′000 € di risarcimento dal questore che, con l’aiuto di una squadra di polizia, aveva pestato senza motivo il giovane. Aspettiamo i restanti colpevoli
P.S: li vogliamo in prigione

 

“Ho finto di essere morto
continuavano a picchiarmi”

Un polmone bucato, qualche costola in frantumi, un paio di denti in meno. Gli mancano un mucchio di pezzi a Mark Covell, 33 anni giornalista inglese, ma non il tradizionale “humour” della sua terra. Oggi può scherzare ma l’incubo iniziato sabato notte è finito solo mercoledì mattina, quando l’avvocato Filippo Guiglia gli ha comunicato che il suo arresto non era stato convalidato. Del resto sarebbe stato strano, visto che Mark a Genova non ha partecipato a nessuna manifestazione. Racconta questo ed altro dalla sua stanza del reparto di chirurgia toracica dell’ospedale San Martino. Gli hanno diagnosticato un pneumotorace, ma di nascosto dalle infermiere si fuma una sigaretta. D’altra parte, a uno che i carabinieri che hanno preso a calci credevano morto, un po’ di catrame nei polmoni non fa più paura.
A lui, come a decine di altre persone di quel sabato cileno una sola domanda: che cos’è successo? “E’ successo che sono diventato un ‘human football’, un pallone umano - risponde -. Ero in mezzo alla strada, proprio davanti al cancello della scuola Diaz, quando sono arrivate le camionette. E ci sono rimasto intrappolato mentre i carabinieri chiudevano i due lati della via. Quando ho visto un gruppo venirmi addosso, ho mostrato la tessera da giornalista (è l’inviato di Indimedia uk., un network on line di informazione alternativa con diverse edizioni, compresa quella italiana, tra i più seguiti, ndr). Mi hanno colpito subito con i manganelli. Poi uno con lo scudo mi ha schiacciato contro il muro e l’altro mi ha riempito di botte ai fianchi”. E’ solo l’inizio del racconto che ieri pomeriggio Covell ha ripetuto in diretta ai microfoni della Bbc. “Mi dicevano in inglese - continua - ‘you are blackblock, we kill blackblock’ (tu sei un black e noi ti uccidiamo). A quel punto sono caduto mezzo svenuto e ho visto che il furgone stava sfondando il cancello della scuola. Ero a terra e loro continuavano a prendermi a calci. Correvano da una parte e mi mollavano un calcio. E’ lì che sono diventato un pallone”.
Sky, questo è il suo soprannome, tira il fiato e aggiusta il tubicino del drenaggio. Il sangue esce dal polmone e cola in un boccione. “Pensavo che sarei morto e così ho fatto finta di esserlo - prosegue il giornalista -. Un carabiniere è venuto a sentirmi la vena del collo e poi altri due mi hanno trascinato dentro la scuola, con gli altri. Menavano ancora. Mi ha salvato un medico o un infermiere, tra i primi arrivati che ha detto basta, basta e allora tutto è finito. Devo ringraziare quel dottore, anzi lui e altri due del pronto soccorso”.
Perché? “Perché ricordo - dice Mark Covell - che ero lì sulla barella e la polizia voleva portarmi all’infermeria militare (alla caserma di Bolzaneto, ndr). Ma due dottori si sono opposti, uno in particolare, Paolo, e lo ringrazio davvero, forse sarei morto”.
Dopo? “Dopo niente - risponde il reporter britannico -. Sono svenuto, credo, e mi sono svegliato il mattino. E sono stati altri tre giorni duri. Stavo male e non mi facevano vedere nessuno. Ho incontrato solo il console (Alan Reuter, console generale di Milano, ndr)”. La liberazione è arrivata mercoledì mattina. Il giudice e l’avvocato stavano per iniziare l’interrogatorio di convalida dell’arresto quando è arrivato un fax dal tribunale. Un altro giudice aveva già deciso di non convalidare l’arresto (ancor prima dell’interrogatorio) e Mark Covell è tornato ad essere un cittadino libero, ferito, ma combattivo.
Ho detto al console che farò denuncia - spiega - perché non è possibile che una cosa del genere accada in un paese che si dice democratico. Come hanno potuto accusarmi di essere un Black Bloc. Io non ho nemmeno visto una manifestazione. Sono stato sempre chiuso al terzo piano della scuola, dove c’era il News Dispatch. Da lì aggiornavo il nostro sito con le notizie che arrivavano dalle piazze e dalle strade. Non pensavo andasse a finire così”.

Ancora una triste pagina della storia italiana…e ora abbiamo di nuovo quella gente al potere…bene